
Dall’analisi dei dati è emerso che anche tenendo conto di fattori tra cui l’esposizione al rumore per lavoro, è stato registrato un aumento del rischio di ipoacusia tra 1,2 e 1,6 in chi fumava e in chi lo aveva fatto rispetto ai non fumatori. Sebbene l’associazione tra fumo e perdita dell’udito ad alta frequenza fosse più forte di quella della perdita a bassa frequenza, il rischio di ipoacusia aumentava con il consumo di sigarette. Ma soluzione migliorava rinunciando a questa abitudine.
L’aumento del rischio di perdita dell’udito risultava infatti diminuito entro 5 anni dopo aver smesso di fumare. La valutazione è stata fatta analizzando le informazioni relative a dei controlli sanitari annuali, che includevano test dell’udito eseguiti da un tecnico e un questionario sullo stile di vita relativo alla salute completato da ciascun partecipante. Hanno esaminato le abitudini relative al fumo (chi fumava ancora, chi era un ex fumatore e chi invece non aveva questa abitudine), il numero delle sigarette fumate al giorno e anche da quanto tempo fosse avvenuta una eventuale cessazione.
